Tempo di... provarci di nuovo?

SARS-CoV2Il 2020 verrà sicuramente ricordato come l'anno dell'esplosione della pandemia Covid-19, con effetti devastanti sull'economia e sulle relazioni umane: facile accorgersene, per esempio, quando le illusioni di una società umana che emergerebbe migliore dopo il lockdown si scontrano contro le evidenze di un'ulteriore avanzata dell'odio verso... verso tutti, ma specialmente verso le diversità che andrebbero a minare una normalità inesistente, ma sognata.

 

Il fenomeno era assolutamente prevedibile: le situazioni di paura diffusa generano (e lo sanno bene i dispensatori professionisti d'odio) un riflesso di chiusura a riccio, compensabile però se oltre ad una reazione di pancia si aggiungesse anche una più accurata riflessione di natura intellettuale.

Ahinoi, anche questa dimensione, la cura dell'intelletto e della logica, è stata massacrata negli anni passati, spesso trovando in essa un nemico quando invece è null'altro che una parte della complessa, variabile unitarietà di ogni singola persona.

 

In fuga verso gli ecovillaggi?

 

Non stupisce nemmeno che una delle reazioni tipiche in presenza di paura sia anche la fuga, anch'essa totalmente comprensibile e prevedibile... ma insufficiente, se oltre alla fuga fine a se stessa si vuole far qualcosa di duraturo, di dotato di senso.

 

RoccaTra i luoghi in cui rifugiarsi come reazione ad una sensazione non approfondita, viscerale, di paura possono sicuramente annoverarsi anche gli ecovillaggi e, infatti, si assiste ad un aumento dell'interesse nei loro confronti, come se fossero l'approdo salvifico dove rifugiarsi per schivare le difficoltà di una società complessa e pericolosa (e che lo sarà sempre più, a meno di non far parte della congregazione di chi nega la catastrofe climatica, con tutti gli effetti globali sull'umanità, cui saremo destinati in tempi brevi).

 

Emerge prepotente un desiderio all'arroccamento, alla difesa di sé, spesso con un condimento identitario come ulteriore ancoraggio di sicurezza contro un mondo dalla complessità inconcepibile.

 

Un'opportunità per Sevagram?

 

Verrebbe quindi da chiedersi se non possa avere senso riattivare questo progetto Sevagram, da tempo sospeso, per intercettare questa fuga. La risposta è... attenzione.

 

Questo genere di desiderio di fuga, ancorché per certi versi comprensibile emozionalmente, non è infatti certo compatibile con i presupposti di questo progetto. Qui si vuole sì pensare ad un modello di relazioni diverse da quanto abitualmente disponibile a livello sociale: tuttavia non c'è alcun interesse a porsi fuori dal mondo per tutelarsi, ma piuttosto si vuole essere pienamente nel mondo, si vuole pensare a porsi in una posizione più difendibile e resistente, certo, ma per operare una trasformazione del mondo, di tutto il mondo, non solo per salvare se stessi. Si vuole avere le spalle coperte per andare all'attacco, giusto per descrivere in termini facilmente comprensibili anche se purtroppo derivato di una cultura militarista che naturalmente si rigetta.

 

Work Buy Consume DieInoltre, va ricordato come il cambio di paradigma socio-culturale-economico che è alla base del progetto Sevagram è totale e tocca tutti gli ambiti, quantomeno come un tendere alla liberazione totale di se stessi e di tutte le altre persone, a prescindere da etnie, lingue, generi, religioni/filosofie professate.

Ciò che qui viene messo in discussione è, piaccia o meno a chi legge, l'intero paradigma oppressivo, repressivo, coercitivo su cui si fonda la nostra società e che acquista un'infinità di nomi e sfumature diverse in interrelazione stretta tra loro: patriarcato, capitalismo, sessismo, razzismo, nazionalismo, localismo, fanatismo religioso, giustizialismo, ecc.

 

Chi scrive ha avuto esperienza, anni fa, con l'ondata no vax alla ricerca di alternative alle scuole tradizionali: il limite di quella fuga da una paura era, nella stragrandissima maggioranza dei casi, non tanto la paura in sé (sebbene nei più dei casi fosse impossibile svincolarsi da un approccio sbilanciato sull'emozionale per affrontare il tema anche secondo linee compiutamente intellettuali), ma quanto il rifiuto di mettere in discussione il paradigma sottostante. Non è un caso, quindi, che gli stessi no vax fossero pure no gender, rifiutando la possibilità della liberazione dei corpi e delle menti dall'apparato coercitivo culturale dominante di matrice patriarcale, esattamente lo stesso che porta alla coercizione sui corpi ed alla negazione della libertà di scelta consapevole e responsabile!

 

Quindi... prudenza, prudenza, intercettare una fuga senza darsi il tempo di un'analisi, di una costruzione su alcune basi riconosciute come comuni (e le basi di partenza, qui dentro, sono quelle espresse), di pensare in termini più vasti rispetto alla propria limitata dimensione personale... be', risparmiamoci il tempo e le energie: ci sono sicuramente molti altri posti dove andare!

 

Qui non ambiamo ad un successo a tutti i costi! Quella logica è proprio quell'idea che rifiutiamo!

 

Ma si può provare

 

Ciononostante, pur con tutta la prudenza del caso, pur con tutta la necessità di essere anche escludenti e togliersi alcune opportunità di una pronta partenza (fragile e destinata all'implosione), può essere il tempo per provare a pensare a... un ecovillaggio, una comune, una comunità aperta e non trincerata nella propria difesa identitaria, alla ricerca di qualche purezza astratta contro le contaminazioni del mondo, ma piuttosto immersa fino al collo in una lotta collettiva, fatta di tantissime realtà diverse che dovrebbero probabilmente saper agire più di concerto, come una rete fluida, per salvare l'umanità ed il pianeta da un destino altrimenti segnato.

 

ArcobalenoSarebbe da pensare a posizionarsi fisicamente in modo da poter destinare più risorse alla costruzione di un intero mondo radicalmente diverso dal contemporaneo (ma in realtà diverso da praticamente tutto ciò che è stato vissuto dall'umanità nel corso degli ultimi millenni almeno), diverso fin nei più remoti recessi del paradigma dominante, senza però votarsi ad un martirio insensato che possiamo tranquillamente riservare ai mistici in cerca di gloria eterna, anzi ricercando anche la felicità, il piacere personale ed interpersonale, liberatorio nella possibilità di libera espressione di un sé che non più opprime e non è più oppresso.

 

Può essere possibile, nonostante la povertà di capacità immaginative cui sembra la nostra società sia ormai votata, ingabbiata nel ripetere continuamente gli stessi errori senza mai mettere in discussione se stessa come causa prima dell'orrore che viviamo? Si può immaginare anche un percorso di autoeducazione, di autoliberazione non egoistica?

 

Sentiamoci, scrivi su info@sevagram.org se pensi che si possa discutere di questo cambiamento radicale.